Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo – 2 aprile 2017

Lettera per un fratello

La scrittura è la cosa che mi riesce più facile al mondo, eppure dopo tutti questi anni
passati a comporre lettere su lettere, mi riesce ancora difficile scrivere dell’autismo. Per
molti anni mi hanno chiesto cosa sia questa malattia, per molti anni ho provato a spiegarla
a modo mio, per troppi anni mio fratello è stato guardato in modo strano solo perché
mentre camminava non prestava attenzione a dove metteva i piedi e per sbaglio urtava la
gente, solo perché diceva ripetutamente le cose, solo perché non rispondeva sempre alle
domande o non ti guardava negli occhi; per troppi anni ce l’ho avuta con la gente perché
vedevo disgusto o paura nei loro sguardi. Dopo anni ho capito che l’unico problema è che
ad oggi, anche se siamo nel 2017, anche se abbiamo apparecchiature di ogni genere,
anche se possediamo gli strumenti per fare qualsiasi cosa, nel mondo c’è ancora tanta
disinformazione. Sebbene l’autismo sia una malattia invisibile non vuol dire che sia meno
grave o meno faticosa da gestire delle altre malattie. Chiedetelo alle mamme e ai papà,
chiedete loro di quando un dottore ha detto che i loro figli erano autistici, senza spiegare
loro come gestire la situazione; chiedete loro di quando si sono trovati soli, a gestire una
malattia di cui probabilmente non avevano neanche sentito mai parlare o di cui
conoscevano molto poco; chiedete loro di quando si sono dovuti buttare a terra a gestire
una crisi del proprio figlio con i passanti che li guardavano sbalorditi. Chiedete ad un
fratello o una sorella, chiedete di quando si sono dovuti trovare a spiegare ai loro coetanei
cosa avesse il proprio fratello o sorella, chiedete loro di quanto sia stato difficile non
sentirsi diversi, di quanto sia stato difficile non riuscire a parlarne con nessuno e di quanto
sia stato difficile, parlo per esperienza personale, ingoiare i singhiozzi amari davanti allo
sconforto di sentir chiamare il proprio fratello “stupido”, “idiota”, “diverso”. Vi risponderanno
tutti che si, queste persone sono dei doni della vita, perché penso che mia madre non
scambierebbe mai suo figlio e vi posso assicurare che io non cambierei mio fratello per
nulla al mondo, ma è difficile, come lo è affrontare ogni malattia. Infondo però loro non
hanno colpa. Forse sono le prime vittime. Mio fratello non aveva colpa quando mi
strappava i capelli, quando mi lasciava i lividi sulle braccia, quando mi spingeva a terra
perché ero la prima persona che si trovava davanti quando si arrabbiava; mio fratello non
ha colpa per lo stress di mia madre, per la fatica che le arreca. Non è colpa di mio fratello
se è affetto da autismo. Perciò quando qualcuno lo chiama “matto”, quando qualcuno dice
che è semplicemente chiuso, quando qualcuno dice che è diverso, commette il più grande
errore che si possa fare. Che poi soffermiamoci su questa parola: “diverso”. Sono ormai
quasi quindici anni che convivo con l’autismo di mio fratello e ancora non ho capito cosa
vuol dire “diverso”. Ma diverso da chi? Da cosa precisamente? Diverso dai ragazzi
superficiali? Diverso dai ragazzi che pretendono tutto? Diverso dai ragazzi che si drogano
o si ubriacano? Perché la frase che sento di più in giro è: ” il mondo è bello perché è vario”
e poi non appena vediamo qualcuno di “diverso” da noi lo discriminiamo. Mio fratello mi
dice sempre che mi vuole bene, tante persone, ed io in primis, non lo dicono mai; mio
fratello sorride sempre, si sveglia sorridendo, la mattina la gente ti urta e magari da anche
la colpa a te. Mio fratello abbraccia sempre tutti (si a volte esagera) ma c’è tanta gente che
vorrebbe un abbraccio da chi ama e non lo riceve mai. Mio fratello è sincero, è spontaneo,
vuole bene a chiunque, anche a quelli che gli vogliono male. Beh se allora diverso vuol
dire questo, se diverso vuol dire migliore, allora anche io voglio essere diversa, anche io
vorrei essere migliore. Tutto questo per dirvi che non so bene come spiegarvi cosa sia
l’autismo, forse non lo so nemmeno io, l’ho sempre spiegato come una sorta di bolla o di
mondo in cui si rinchiudono questi ragazzi speciali e non so se qualcuno sia mai riuscito a
capirlo davvero. Sapete però, l’autismo è faticoso e come ogni malattia se non esistesse
sarebbe un sollievo, ma io non so proprio immaginarla la mia vita senza l’autismo di mio
fratello, questa malattia mi ha cambiata, mi ha fatto pensare in un modo diverso, mi ha
maturata, e anche se sono dovuta crescere in un attimo, ho avuto la fortuna di trovare al
mio fianco due genitori che mi hanno dato tutto, che hanno dato tutto a mio fratello, perché
se non fosse stato per loro Antonio probabilmente non saprebbe nemmeno dire ciao.
L’autismo ti cambia, cambia il tuo modo di vivere, di pensare, di relazionarti con la gente e
questo non deve essere per forza negativo. Sono anni che una donna mi dice sempre di
vedere il bicchiere mezzo pieno, forse non le ho mai dato ascolto, sarà perché è mia
madre e tendiamo sempre a non ascoltarle le nostre madri, ma in più occasioni ho
constatato che ha ragione. Lei ha visto il bicchiere mezzo pieno quando mio fratello in certi
periodi invece di migliorare peggiorava, diceva “fa un passo indietro per farne due avanti”,
ha visto il bicchiere mezzo pieno quando le hanno detto che Antonio era autistico, perché
“avrebbe potuto avere altre malattie ben più gravi” diceva, allora si è rimboccata le
maniche e ha cominciato a lottare. Forse da bambine molte vedevano la propria mamma
come una principessa, io ho sempre visto mia mamma come una guerriera, una che non
si è mai arresa, anche nei momenti in cui chiunque l’avrebbe fatto. Ma l’autismo ti insegna
anche questo: a non arrenderti mai, a rialzarti sempre, perché dove c’è una salita prima o
poi ci dovrà essere qualcosa da raggiungere, prima o poi ci dovrà essere una discesa. Ed
è così che mio fratello, quel ragazzo così speciale dal quale non mi separerò mai, vive la
sua vita: tra alti e bassi, ignaro della cattiveria del mondo, con il suo animo puro e gentile,
mentre probabilmente si chiede del perché a sedici anni, in un periodo chiamato
adolescenza, è così nervoso, è così confuso e prova così tante emozioni insieme. Sapete
oggi è un giorno come un altro alla fine, perché io, come oggi, continuerò a lottare per i
diritti di mio fratello tutti i giorni, perché continuerò ad amarlo come ho fatto sempre e lo
stesso sarà per mia madre, per mio padre (presto anche per Alessandro, il mio fratellino) e
per tutte le persone che lo amano, ma è il giorno in cui ho la speranza che qualcuno
cominci a fare come noi: a non vederlo diverso, ad amarlo incondizionatamente, a lottare
per lui. Per il primo anno sono riuscita a spiegare il mio punto di vista senza aggiungere la
mia storia strappalacrime ed è per questo che non vi annoierò ancora, vorrei solo
concludere con una frase che mi piace molto e che racchiude il contenuto di questa
lettera: una diagnosi d’autismo non è la fine del mondo, è l’inizio di un nuovo mondo!
2 Aprile 2017, Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo

Maristella

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